Alla vigilia della ripresa scolastica mi scorrono davanti agli occhi scene “tipiche” di ogni età: la maestra che saluta i bambini con un gesto rassicurante, il genitore che nasconde l’emozione al cancello, il piccolo che entra nell’atrio con lo zaino più grande di lui. E ci sono i ragazzi delle medie, divisi tra giochi e timidezze, che iniziano a fare i conti con amicizie da custodire, prime discussioni e pensieri che diventano via via più profondi. Infine gli studenti delle superiori, già immersi tra compiti, progetti e nuove responsabilità, con la mente che corre al futuro: c’è chi guarda alla maturità, chi al mondo del lavoro, chi a un percorso universitario da iniziare.
Come genitore, come “cittadino di strada” e come coordinatore del Tavolo Tecnico per la Salute e il Ben-Essere delle Nuove Generazioni della città di Civitanova Marche, sento il bisogno di rivolgermi a tutta la comunità educante: insegnanti, studenti, famiglie, dirigenti, istituzioni, associazioni. La scuola non appartiene a una sola categoria: è una responsabilità collettiva che riguarda tutti.
Agli adulti in generale vorrei dire: resistiamo alla tentazione di svalutare la scuola con giudizi frettolosi, superficiali, inopportuni. Non è perfetta, certo, ma nessuno di noi lo è. È fragile, e per questo preziosa. Screditarla con critiche sterili, spesso animate dalla non conoscenza, significa togliere forza a uno dei pochi spazi ancora capaci di educare insieme al futuro.
Ai genitori, in particolare: i nostri commenti, soprattutto davanti ai figli, hanno un peso enorme. Una frase detta con durezza può incrinare la fiducia dei ragazzi verso la scuola. A volte, per amore e per difesa, rischiamo di intervenire in maniera scomposta, trasformando una protezione legittima in un “amore tossico”: quell’eccesso che finisce per togliere ai figli la possibilità di affrontare errori, fatiche e frustrazioni, e quindi di crescere davvero. Proteggere sì, ma senza sostituirsi. Credere nella scuola, perfino nei suoi limiti, è un’eredità che passa attraverso il nostro esempio quotidiano: accompagnare senza annullare, sostenere senza travolgere.
Ai docenti va la gratitudine per un compito che non è solo trasmettere nozioni, ma custodire dignità. Bastano piccoli gesti – uno sguardo che incoraggia, una parola detta al momento giusto – per aprire un varco di fiducia in un ragazzo. La scuola è anche il luogo dove si costruisce identità, cittadinanza, senso di responsabilità. Un compito grande, che richiede aggiornamento continuo ma anche fermezza nei valori, ad esempio: rispetto, ascolto, pensiero critico.
Agli studenti, che questo anno sia più di compiti e verifiche. Che sia amicizie, dialoghi, confronti accesi, creatività condivisa. La scuola è uno dei pochi luoghi dove si vive una comunità autentica: fatene tesoro, perché è un bene raro, che troverete altrove.
E poi c’è la città, le istituzioni, i decisori politici. Ogni scelta di bilancio, ogni piano urbanistico, ogni politica sociale ha ricadute sulla vita scolastica. Investire nella scuola significa investire nel futuro di tutti.
Ecco allora l’invito: stringere un nuovo patto di corresponsabilità. Noi adulti leali nel sostegno, i docenti consapevoli della loro missione, gli studenti coraggiosi nel vivere e costruire, i decisori politici impegnati a garantire risorse e visione. Solo così la scuola non resterà un obbligo, ma diventerà un dono condiviso.
Buon anno scolastico a ciascuno. Anche a chi a scuola non entrerà: perché la qualità della scuola è la misura della comunità intera, e dice molto della responsabilità che sappiamo prenderci gli uni per gli altri. Gli adulti per le nuove generazioni.
Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani



