Una tragica commedia teatrale, uno spettacolo macabro. La guerra continua, sempre di più. La memoria viene cancellata.
Eppure, non era previsto che venerdì scorso si vedessero in tre — Putin, Zelensky e Trump — per una trattativa di pace? Giorni e giorni di annunci (giornaloni e RAI in prima linea). Prima Roma, poi Berna, infine Ankara come possibili sedi. Ma l’articolo cinque del trattato NATO, suggerito dalla Meloni per sbloccare i negoziati, non era la panacea per terminare il conflitto? Ora sappiamo che era tutto fumo, i russi lo hanno sempre respinto, anzi considerato una provocazione, però serviva per dire quant’è brava la Meloni.
Alla fine, da Trump si sono ritrovati numerosi, a prova di telecamere, con tanto di scenografica telefonata Trump–Putin durante l’incontro, quasi a voler mostrare che si stessero definendo i dettagli della pace. Ma oggi qualcuno ha davvero capito a cosa sia servita quella riunione in mondovisione? Una telefonata storica, sì, ma senza alcun esito concreto.
Trump aveva promesso che in 24 ore, una volta eletto, avrebbe fermato la guerra. Quante ore in più sono passate? Quanti miliardi di dollari hanno speso Italia, Europa e Ucraina per comprare armi americane? Chi tiene il conto? Ogni giorno bombardati da notizie televisive, talmente tante e contraddittorie da rendere impossibile ricordarle tutte. E alla fine si rivelano infondate: un grande spettacolo massmediatico, macabro, che non ha portato a nulla, se non all’inasprimento di una guerra assurda nel cuore dell’Europa, a pochi chilometri da noi, dove persone innocenti continuano a morire, mentre la Russia approfitta di questo sdoganamento “trampiano” e avanza sul campo.
Tutto cancellato dalla memoria, come se nulla fosse accaduto. Trump fa ciò che vuole, gli europei restano irrilevanti e servizievoli, soddisfatti delle smorfie della Meloni e dei pelosi apprezzamenti del padrone americano.
Stessa storia con i dazi: Trump impone la sua volontà e dopo un lungo tira e molla porta a casa i risultati senza conseguenze. Per settimane ci hanno raccontato che l’agroalimentare e il vino italiani avrebbero avuto un trattamento di favore. Servizi, collegamenti, i TG della RAI, i tele-Meloni scatenati nel dire che le eccellenze italiane sarebbero state sottratte alla scure dei dazi, tutta pura propaganda. E poi? Dazi americani, ovvero tasse al 15 per cento, inclusi agroalimentare e vino: era tutto un inganno della Meloni e di Lollobrigida. E la RAI? Nulla. Silenzio calato, non se ne parla piu’.
Tanto basta: la memoria si cancella facilmente se si controlla la narrazione propagandistica di giornali e televisioni, e in questo la destra è eccellente. D’altronde ha una lunga storia, dall’Istituto Luce ai tempi nostri con la RAI-Meloni.
Giulio Silenzi




