Di Stefania Monteverde
Anche Annibale è passato di qui, lungo la via Flaminia spostandosi verso l’Adriatico, lasciando due monete puniche del terzo secolo a.C. I romani fecero di questo posto, nella verde valle del fiume Chienti, una “statio”, un luogo dove fermarsi, costruire ville, coltivare campi, piantumare oliveti, forse proprio quell’olio Coroncina che ancora si gusta sul pane abbrustolito. È l’antica Faveria. Oggi tutto questo è un patrimonio archeologico che la comunità di Caldarola non ha perso. Anzi, è ripartita proprio da questa eredità per ricominciare nel suo sviluppo a base culturale.
Dopo il terremoto del 2016 Caldarola, in provincia di Macerata, si è trovata senza i suoi preziosi tesori. Ancora oggi è inaccessibile il celebre ciclo di affreschi di Simone e Giovanni Andrea De Magistris, capolavoro del Rinascimento marchigiano nella chiesa dei santi Martino e Giorgio. E poi, inagibile il Palazzo Pallotta con la meravigliosa “Stanza del Paradiso”; inagibile il castello del cardinale Pallotta, nel 1500 fiduciario di papa Sisto V, che ospitò anche la regina Cristina di Svezia in viaggio verso Loreto; inagibili chiese, pievi e castelli sparsi sul territorio;
inagibile il Museo della Resistenza, un pezzo glorioso della storia di queste valli. Nominiamoli per farne memoria, in attesa che riparta la ricostruzione dopo nove anni. Stringe il cuore vedere il centro di Caldarola ancora fasciato dalla messa in sicurezza nell’urgenza dei primi momenti. Ma l’anno che verrà, il 2026, dicono che sarà l’anno per cominciare i lavori.
Dicono.
Non ci si dimentichi delle aree interne: il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (Psnai) 2021-2027, pubblicato a maggio 2025, che ha censito 4000 comuni con 13 milioni di persone, non rassicura per niente, anzi. Drammaticamente certifica la gravità della situazione scrivendo, nero su bianco, di “marginalizzazione irreversibile per le dinamiche demografiche che li caratterizzano” (p.44), di “spopolamento irreversibile” e di “accompagnamento ai percorsi di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita” (p.45). Una vera politica della resa: ma noi non ci stiamo, raccontiamo le storie di chi sceglie la “restanza”, come la chiama l’antropologo Vito Teti, modelli positivi da imitare.
Come questa storia in cui la comunità non si è dispersa, ma ha ritrovato nuova energia anche nella valorizzazione del sito archeologico scoperto a valle, proprio ai piedi di quella bella pieve medievale che è Pievefavera, frazione del comune di Caldarola. Sulle sponde del lago di Caccamo già nel 1997 gli scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti di un’antica villa romana.
Le piccole aree archeologiche sono difficili da gestire, a volte vengono riconquistate dalla natura che le nasconde, o forse le protegge, facilmente rese inagibili. Ma non è questo il caso.
Perché i cittadini e le cittadine volontari dell’associazione Cittadini Attivi hanno spinto l’amministrazione a investire sulla valorizzazione dell’area, fino alla nuova tappa con la riapertura dell’Antiquarium, lo spazio che raccoglie i preziosi reperti archeologici, li conserva e li valorizza. Per ora il lapidario è conservato in alto sulla collina, nella torre poligonale della cinta muraria di Pieve Favera, ma certamente uno dei prossimi step sarà ampliare la sede dell’Antiquarium e unificare il Museo Archeologico. La collezione proviene dagli scavi della Sovrintendenza, ma è anche frutto dei ritrovamenti casuali di reperti nel territorio che, grazie al senso civico di tanti cittadini, non sono andati dispersi.
Si dovrebbe chiamare Faveria anche la comunità patrimoniale di cittadini e cittadine che spontaneamente sentono di doversi prendere cura di questa eredità culturale, a cui stanno affidando il futuro per un nuovo sviluppo sostenibile. È una sostenibilità culturale e paesaggistica, senza colonizzazioni di modelli culturali e imprenditoriali troppo invasivi, omologati e inadeguati per questi territori.
“È il frutto di un lungo lavoro corale – dice il sindaco Giuseppe Fabbroni, – siamo riusciti a riattivare un sito culturale tra i più significativi del territorio. Ora auspichiamo che si possano continuare gli scavi, che ci riserveranno delle grandi sorprese. Qui c’è una parte del nostro futuro. Per questo ci opponiamo al progetto di installazione di pale eoliche sopra questo sito, non perché non crediamo nelle transizione ecologica, ma perché pensiamo che possa farsi in modo più sostenibile e rispettoso del nostro paesaggio.”
“Siamo un gruppo di volontari, studiosi e appassionati, che ci occupiamo di raccontare tutto questo alle scuole che vengono in visita e ai visitatori che vengono a trovarci – racconta Cristiana Machella, cittadina di Caldarola e tra le animatrici del gruppo Cittadini Attivi insieme al presidente Stefano Vellante.- Ci piace collaborare per la valorizzazione coinvolgendo tante altre realtà come i gruppi archeologici, l’Archeoclub e il Club per l’Unesco delle Terre Maceratesi con cui abbiamo fatto delle iniziative. E siamo sempre aperti per nuove esperienze”.
Ecco una passeggiata patrimoniale da mettere in agenda tra le mete dell’estate, per conoscere questi posti bellissimi, per una sosta rinfrescante sulle sponde del lago di Caccamo, magari per un giro in canoa o in e-bike sui tanti sentieri che si inerpicano sui Monti Azzurri. Anche per un pranzo con l’olio Coroncina e i migliori Vincisgrassi della zona, ci dicono con orgoglio.
Per molti il sisma del 2016 è un tragico evento passato, ma da queste parte le ferite sono ancora ben visibili. Ripartire dall’eredità culturale è il modo per ricostruire i legami con la propria storia e con il proprio futuro. Venire qui in pace, non più con gli eserciti di Annibale o dei Romani, è il modo per abitare le aree interne al fianco di una di quelle comunità patrimoniali che ricostruiscono solidamente, fondate sulla cultura e sul paesaggio.
Per visite e info: Comune di Caldarola tel 0733. 905529
Area archeologica Pieve Favera





Pievefavera.. non Pieve Favera.