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“TROPPA GRAZIA, SANT’ANTONIO!” SS77, dall’inerzia di (quasi) tutti al caos di questi (e dei prossimi) giorni

“Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva” è l’incipit di una vecchia canzone scritta da Francesco Guccini nel lontano 1967, dapprima intitolata “In morte di S.F.” poi, a seguito delle pressioni esercitate dall’Anas che temeva una cattiva pubblicità alla sicurezza stradale italiana, rinominata “Canzone per un’amica” e quindi definitivamente censurata dalla SIAE.
Il brano, com’è noto agli appassionati della musica italiana d’autore, era dedicato a Silvana Fontana, amica di Guccini, deceduta l’anno prima in un incidente stradale.
Da quegli anni l’Azienda nazionale Autonoma delle Strade fu chiamata ad affrontare un processo di crescita della rete di propria competenza e, più avanti, dopo gli scandali connessi a Tangentopoli – che coinvolse politici e amministratori ad ogni livello, alcuni dei quali si diedero addirittura alla latitanza – divenne Ente Pubblico Economico quindi, dal 1997, con l’introduzione del cosiddetto “Federalismo stradale”, dovette cedere alle regioni una grossa fetta di rete stradale.
La storia recente segna il passaggio di ANAS a Ferrovie dello Stato e il trasferimento dell’intero pacchetto azionario dal Ministero dell’Economia e delle Finanze alla holding del gruppo FS.
La SS77 “Valdichienti”, gestita da ANAS, è allo stato odierno, definita come “superstrada con caratteristiche di strada extraurbana principale tra lo svincolo Foligno est della strada statale 3 Via Flaminia e la Strada statale 16 Adriatica a Civitanova Marche”.
Per essere più precisi, dal sito aziendale, sotto il nome di SS77 Valdichienti è compreso il tratto che, da Civitanova, arriva all’uscita di Camerino in Località Sfercia mentre il restante tratto che va da Camerino a Foligno è denominato come “SS77 Var della Valdichienti”: la lunghezza dei due tracciati è, rispettivamente, di 57 e 23,5 chilometri (dal sito ANAS) mentre la lunghezza effettiva della strada che parte da Civitanova Marche e arriva fino a Foligno Est è di 98 chilometri.
Si tratta di un’arteria fondamentale per la nostra realtà e, com’è ovvio, dovrebbe essere mantenuta perfettamente, con un fondo stradale in buone condizioni, ben drenato e in grado di garantire la massima sicurezza possibile agli automobilisti.
Sappiamo bene però che le cose non stanno esattamente così: se, da un lato, il tratto che va dalla costa al capoluogo (e viceversa), in quanto fortemente interessato dai lavori svolti durante la scorsa primavera, consente un viaggio su di un manto stradale accettabile, dall’altro lato (tratto Macerata-Camerino e viceversa) percorrere questa strada è un’autentica odissea.
Da Sforzacosta a Pollenza, a mano a mano che ci si avvicina al cavalcavia, le condizioni dell’asfalto peggiorano sempre più e si avvertono scossoni fortissimi anche perché il manto stradale presenta vere e proprie buche, pericolosissime.
Si possono percorrere solo nella corsia di sorpasso, l’altra è impraticabile, circa cinque chilometri (fin quasi a Tolentino Zona Industriale) tra i peggiori dell’intero tragitto. Più avanti la pericolosità aumenta avvicinandosi al tratto che si dipana tra Tolentino Sud e Belforte del Chienti dove la corsia di destra diviene sempre più difficilmente percorribile a causa di un dissesto del fondo stradale che presenta buche e la macchina, letteralmente, saltella.
Dopo Tolentino Ovest si viaggia in una sola corsia, quella di destra, e l’intero tratto (sono circa tre chilometri), già deteriorato negli anni passati e misteriosamente non interessato dai lavori della scorsa estate, è diventato un percorso accidentato al limite della sopportabilità. Nella direzione opposta la situazione è analoga: una sola corsia con l’altra chiusa da mesi in vista di non si sa quali interventi dato che non si è mai visto neppure un operaio al lavoro.
In tutto questo tempo, i soli sindaci che hanno più volte sollecitato ANAS a ripristinare le condizioni di sicurezza della SS77 sono stati quelli di Belforte del Chienti, Serrapetrona e Caldarola. Per il resto, un silenzio rumorosissimo nel quale spicca l’inerzia del sindaco di Macerata Parcaroli il quale è anche il presidente della provincia che conta ben dodici uscite dirette della superstrada su altrettanti comuni (più quelli limitrofi).
Questo è lo stato dell’arte fino a dieci giorni fa.
Poi, d’incanto, sono iniziati i lavori.
Ovviamente tutti insieme, nel periodo di caldo infernale, a ridosso dell’estate.
E’ chiusa una corsia del tratto che conduce da Sforzacosta a Pollenza, più avanti (da Tolentino est a Tolentino Sud) è chiusa al traffico la carreggiata e si viaggia in un sola corsia nella careggiata opposta, quindi, da Tolentino Sud a Belforte del Chienti, si è costretti addirittura ad uscire e a percorrere la vecchia statale con un impatto ambientale enorme sul quartiere “Le Grazie” di Tolentino e la periferia di Belforte stesso.
Troppa grazia, Sant’Antonio!
Come nell’espressione divenuta locuzione metaforica del mercante che non riusciva a salire in groppa al cavallo, ANAS ci ha fatto un bel regalo ma, come sempre, nei tempi e nei modi sbagliati. La gestione e la manutenzione delle strade, infatti, dovrebbe prevedere una fase di programmazione e calendarizzazione dei lavori (soprattutto quando si decide di interdire al traffico interi tratti di strade con mesi di anticipo senza l’avvio di un cantiere) che tenga conto del flusso dei mezzi e dei periodi dell’anno. In caso contrario succede ciò che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni.

Di Alessandro Savi

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