Ritorno sul tema delle aree interne, perché sarà centrale nell’agenda politica italiana dei prossimi decenni e soprattutto perché c’è un ministro, quello per il sud, per le politiche di coesione e il PNRR, il quale afferma che per i paesi dei territori interni, del nostro Appennino, la situazione è difficilmente rimediabile e quindi, nella sostanza, questi paesi si dovranno accompagnare verso la loro fine, in una lenta agonia segnata da spopolamento e declino.
È necessario intendersi bene. Il ministro che dovrebbe occuparsi di specifiche politiche per “salvare” i paesi montani è proprio quello che ci dice che non vale la pena farlo, annunciandone la morte. È nello stesso Piano nazionale per le aree interne che si parla, in modo esplicito, di accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile.
La montagna, da sempre un bacino elettorale importante per la destra, è abbandonata a se stessa dall’attuale governo: nessuna misura di fiscalità a vantaggio di questi territori, nessuna risorsa per sanità e servizi, nemmeno una mezza idea su come articolare nuove forme economiche. Evidentemente, tutte quelle persone (cittadini, studiosi, volontari) che, insieme a comunità locali, associazioni e cooperative, si sono battute negli ultimi decenni per immaginare un futuro, nella logica governativa, hanno sbagliato tutto, hanno sprecato il loro tempo. In verità, non è che i governi precedenti, se si esclude la Strategia nazionale per le aree interne, i cui risultati, però, sono davvero modesti, per non dire irrilevanti, abbiano fatto molto di più.
Poi ci sono gli enti regionali e nel nostro caso le Marche. Nei documenti di programmazione elaborati nella fase precedente la nascita della Regione Marche si è provato a ragionare su nuovi e più stabili assetti territoriali, ma poi, nei fatti, si è favorito soltanto lo sviluppo industriale, urbano e turistico delle aree costiere, dimenticando quelle interne, in un quadro di progressiva attenuazione di ogni spinta verso una corretta pianificazione.
Oggi, un ministro della Repubblica ci dice che questi territori devono essere lasciati al loro destino, ma forse è lui che va lasciato al suo destino politico. Proviamo, invece, a ricordare a tutti i candidati alle prossime regionali che il recupero dell’entroterra, con i suoi spazi scarsamente abitati, ma ricchi di risorse dalla forte valenza ambientale, è indispensabile anche per quella costa adriatica densamente abitata e devastata. Queste due realtà non si possono più leggere in una chiave di netta contrapposizione, bensì di forte interdipendenza e compenetrazione, senza forme di sopraffazione territoriale e in nome di una equità imprescindibile.
Chissà se i nostri politici locali, per il momento decisamente impegnati a trovare posto nelle liste elettorali, sapranno poi esprimere qualcosa di sensato sulle comunità delle aree interne.
Di Augusto Ciuffetti




