Secondo i dati diffusi dall’Istat, la provincia di Macerata presenta il più alto indice di dipendenza strutturale dell’intera regione Marche: 62,3, ovvero il rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e over 65) e quella in età lavorativa (15-64 anni), moltiplicato per 100. Un valore superiore a tutte le altre province marchigiane: 61,1 a Fermo e Ascoli, 60,7 ad Ancona, 58,8 a Pesaro-Urbino.
Ma il dato più impressionante riguarda Castelsantangelo sul Nera, dove l’età media dei residenti ha toccato i 59,2 anni, ben al di sopra della media provinciale e regionale, ferma a 47,7 anni. In tutta la provincia, le persone sopra i 65 anni rappresentano il 26% della popolazione, una quota crescente che impone riflessioni profonde sulla tenuta del sistema sociosanitario.
È stato proprio questo il tema centrale dell’incontro promosso dalla Cna negli spazi della Mozzi-Borgetti di Macerata, dove si è discusso del futuro dei servizi per gli anziani e dell’urgenza di una riforma complessiva.
«Il benessere di un territorio si misura anche da quanto riesce a prendersi cura delle sue persone – ha detto Maurizio Tritarelli, presidente Cna Macerata –. La Cna è e vuole essere presidio sociale oltre che economico».
Federica Carosi, segretaria dei pensionati Cna Macerata, ha presentato i risultati di un’indagine realizzata con l’Istituto Guglielmo Tagliacarne:
«Nelle Marche ci sono 75mila over 65 non autosufficienti, quasi il 20% del totale. Ma l’assistenza è ancora frammentata e insufficiente. I servizi domiciliari sono spesso solo infermieristici e discontinui, mentre quelli residenziali e semi-residenziali sono costosi e con lunghe liste d’attesa. Manca un vero coordinamento. Servono i Punti unici di accesso (PUA) con un ruolo centrale dei medici di famiglia».
Sergio Giacchi, segretario regionale pensionati Cna, ha presentato un sondaggio condotto su 600 persone:
«Il 7,7% degli anziani rinuncia a curarsi a causa dei costi del privato e dei tempi d’attesa del pubblico. Più del 70% chiede la riduzione delle liste d’attesa, mentre oltre la metà non conosce le case della comunità o gli ospedali di comunità. Mancano più di 2.200 professionisti per attuare il piano sanitario regionale, e il tempo stringe: il PNRR scade nel giugno 2026».
Sauro Buongarzone, intervenuto per l’Ordine dei Medici, ha denunciato il progressivo impoverimento del sistema pubblico:
«Dall’aziendalizzazione in poi, la sanità ha perso qualità. I medici italiani guadagnano fino al 70% in meno rispetto ai colleghi europei. Questo degrado non è accettabile».
Presente anche la politica locale:
Anna Menghi, consigliera regionale, ha parlato di problemi complessi che richiedono soluzioni complesse, puntando il dito contro la burocrazia. Ha annunciato per settembre l’avvio a Macerata della sperimentazione della nuova legge sulla disabilità.
Romano Carancini ha ribadito:
«Sebbene il fondo sanitario sia passato da 119 a 136 miliardi, l’inflazione ha di fatto eroso le risorse. Servono più fondi per la sanità territoriale. La riforma dell’Asur era necessaria, ma dividerla in sette aziende è stato un errore».
A chiudere l’incontro, Mario Pagani, segretario nazionale Cna Pensionati:
«Sanità e non autosufficienza non sono temi solo per gli anziani: ci riguardano tutti. Il 30 settembre presenteremo uno studio del professor Marcello Morciano, dell’Università di Modena, per analizzare in modo scientifico le criticità del welfare e proporre soluzioni concrete».
L’allarme è chiaro: la provincia invecchia rapidamente, ma le risposte delle istituzioni sono ancora troppo lente. E mentre si moltiplicano i bisogni, resta urgente costruire un sistema sanitario e sociale realmente accessibile, equo ed efficiente.
Di la Redazione




