venerdì, 6 Marzo 2026
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Wonder Woman: quando il Teatro si fa verità, giustizia e denuncia (di Piergiorgio Pietroni)

Ormai è quasi un obbligo muoversi per raggiungere i teatri dove ci è data la possibilità di assistere a pièce teatrali interessanti e stimolanti. Così, eccomi in viaggio: il 12 aprile raggiungo, con altri amici spettatori, il Teatro Pergolesi di Jesi. Con l’abbonamento di TeatrOltre ho l’occasione di assistere a Wonder Woman, con la regia del sempre più interessante Antonio Latella e l’immancabile drammaturgia di Federico Bellini.

Appena entrati in sala: buio. Poi si accendono i proiettori, in sala e sul palco, completamente spoglio: nessun fondale, nessuna quinta. Una nudità scenica totale. Le quattro attrici cominciano a parlare, e già siamo inchiodati alle poltrone: il dramma inizia con una dichiarazione che sconvolge e interroga.

«Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana subisce uno stupro di gruppo. Le giudici, tutte donne, della Corte d’Appello di Ancona, incredibilmente assolvono gli autori del crimine, ritenendo la giovane poco attraente, troppo mascolina…».

Fortunatamente, tempo dopo, la Corte di Cassazione ribalterà quel giudizio.

In scena, un flusso ininterrotto di parole e tensione: il cuore di una ragazza messo sotto processo, interrogato, sviscerato, umiliato. Quattro attrici danno voce a un intreccio emotivo e giudiziario che ripercorre la lunga e dolorosa battaglia per ottenere giustizia. La verità viene prima negata, poi manipolata, poi messa in dubbio. È la Corte di Cassazione a restituire dignità alla vittima, condannando i colpevoli. Ma quello che resta dentro lo spettatore è il precedente giudizio, indelebile: un processo che valuta la credibilità della vittima sulla base del suo aspetto.

Lo spettacolo ruota tutto intorno a questa vicenda, conosciuta come “il caso Vichingo” – soprannome dato alla ragazza dai suoi aggressori. Una storia dove la verità viene ostacolata, derisa, respinta, anche dalla polizia di quartiere e dai giudici stessi. Una comunità che sembra incapace di offrire pietà, e ancor meno giustizia.

Come ha spiegato l’attrice Beatrice Verzotti nel dibattito post-spettacolo, Wonder Woman è un tentativo di indagare il funzionamento (e il malfunzionamento) del nostro sistema giudiziario di fronte ai casi di violenza sessuale:

«Noi quattro attrici ci passiamo la palla del racconto. Siamo un po’ tutte Vichingo, siamo la madre, la polizia, i giudici, il padre… tutte le voci diverse che cercano, ognuna a suo modo, la verità. Ma la verità è una sola, e sta in una sola domanda: “Ti hanno stuprata?”. La risposta è: “Sì”. Ed è proprio lì che si trova questo spettacolo: in quella sola domanda e in quell’unica risposta».

Il coraggio delle attrici sta nell’occupare la scena per affrontare un tema ancora troppo tabù: lo stupro. E lo fanno attraverso una polifonia di voci, corpi, emozioni che si intrecciano, si sovrappongono, si contrastano. Attraverso di loro, il teatro diventa davvero uno spazio vivo, che denuncia, emoziona e trasforma.

Wonder Woman riflette con lucidità sulle distorsioni della verità e sfida una comunità che, troppo spesso, spettacolarizza il dolore anziché cercare giustizia. È una narrazione potente, senza pause, che impone al pubblico una riflessione profonda. Uno spettacolo che riesce, paradossalmente, a superare la sua stessa, ineludibile attualità.

E colpisce tutti: pubblico femminile e anche maschile, soprattutto quando quest’ultimo trova il coraggio di mettere in discussione l’egocentrismo patriarcale.

Le dita puntate delle attrici verso di noi spettatori – anche noi messi simbolicamente in scena – sono l’invito più forte alla responsabilità. A teatro non si esce con leggerezza, ma con il peso e la forza di una consapevolezza: siamo tutti chiamati a essere cittadini attivi, attenti, impegnati nel rispetto della dignità della donna.

Ecco cos’è, per me, il teatro: partecipazione, consapevolezza, e un continuo richiamo al nostro dovere civile.

Piergiorgio Pietroni

Locandina:

Wonder Woman
di Antonio Latella e Federico Bellini

regia: Antonio Latella

con: Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti

movimenti scenici: Francesco Manetti e Isacco Venturini

produzione: TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile

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