giovedì, 15 Ottobre 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeCronacaPena di morte in streaming

Pena di morte in streaming

Dall’America di Trump arrivano echi di una involuzione verso il passato per quel che riguarda le pratiche di giustizia. Sembra infatti lecito pensare che non si tratti più di praticare giustizia, una giustizia “Law and Order”, come richiama un noto format televisivo, ma di spettacolo e di intimidazione.

Nonostante da pochi giorni ci sia stato il caso di una esecuzione non arrivata a termine perché la condannata è sopravvissuta a due iniezioni letali (caso Pike) dal Pentagono arriva la notizia che ci sarà presto una esecuzione capitale in diretta streeming. Si tratta della condanna a morte di Nidal Hasan, ex maggiore dell’esercito statunitense nel braccio della morte dal 2009 quando uccise tredici persone e ferito altre trentadue nella strage di Fort Hood. La fucilazione è prevista per il 3 dicembre prossimo (https://www.lastampa.it/esteri/2026/10/09/news/usa_fucilazione_di_nidal_hasan_in_diretta_streaming-15761311/).

Questa volta si tratta di uno psichiatra in forza all’esercito americano. Ora, che in ambito militare il diritto penale abbia previsto diversità e minori garanzie processuali dell’ambito civile è un fatto storico. Nel nostro Paese, patria di una figura straordinaria del diritto penale moderno come Cesare Beccaria, la pena di morte fu sospesa già nell’Italia liberale, benché ripristinata poi dal Fascismo e definitivamente espulsa dall’ordinamento civile nel 1948 con la Repubblica, ma nel Codice militare rimase fino al 1994.

Ma ciò su cui voglio riflettere oggi non è la pena capitale come confine estremo e radicale del diritto di punire di uno Stato ma della sua spettacolarizzazione e del ritorno della vendetta quale sistema di soluzione dei conflitti in seno alle nostre società.

Gi argomenti di Beccaria contro la pena di morte furono tre, nell’ordine il primo, conosciuto come contrattualistico, riguardava il fatto che nel ‘contratto sociale’ in cambio di sicurezza abbiano ceduuto al potere costituito la più piccola quota possibile della nostra libertà, dunque non certo la vita; ulteriore argomentazione fu quella c.d. utilitaristica, che colse come se lo scopo della pena è prevenire i delitti non c’è utilità per la società nell’adottare la pena di morte, perché anche immaginando la paura di essa come deterrente per chi volesse delinquere, poi l’impatto dell’esecuzione durerebbe un momento e subito sarebbe dimenticato dai più, perciò molto più efficace sarebbe una lunga detenzione o – essendo per l’epoca accettabile – i lavori forzati a vita.

L’ultimo argomento, che a noi oggi dovrebbe interessare di più, però, fu quello di tono umanitario perché una società civile, diceva Beccaria, non può togliere all’uomo la sua dignità neppure quando lo punisca con la severità massima perché darebbe un pessimo esempio ed entrerebbe in contraddizione con il perché ha il diritto di punire in monopolio. Lo Stato ha il diritto di punire perché deve rimanere fuori dal conflitto, lo Stato cerca giustizia non vendetta, altrimenti qual è la sua diversità da tutti gli altri che uccidono?

Siamo al punto. Nel Medioevo esistevano le piazze dei patiboli, l’esecuzione del boia era spettacolarizzata a fini di terrore psicologico, ma era confinata nella dimensione della realtà fisica, in quella piazza per chi era presente in quel momento preciso. Oggi che la tecnologia lo permette, lo spettacolo dell’esecuzione sarà trasmesso a dimensione globale, ma virtuale, dentro l’estraneità che tutto ciò che è ridotto in immagine digitale comporta.

La strategia sembra essere quella di ostentare potenza, o forse onnipotenza, da parte dello Stato americano, ma il rischio è che ci si prodighi inconsapevolmente per rafforzare la perdita di impatto reale con le immagini della violenza, l’assuefazione di una società che spesso vive tutto come in un videogioco, rischio che diventa fortissimo se anche lo Stato entra in questo meccanismo perdendo la sua diversità.

Posto che in Europa la modernità giuridica si può ricostruire in ambito penalistico proprio come il lungo e sofferto cammino di abbandono del sistema della vendetta per quello della giustizia, con le dovute differenze della cultura americana, possiamo certamente considerare che lo spettacolo della morte inflitta che si consumerà non sarà ‘giustizia’ ma vendetta, soprattutto per l’esacerbazione dei modi non necessari alla giustizia.

Una selvaggia vendetta che butterà a mare tre secoli di incivilimento e di limitazione della violenza come strumento di sicurezza, contribuendo anche a far perdere ancor di più cognizione della differenza fra mondo fisico e mondo virtuale.

Ninfa Contigiani
Docente di Storia del diritto penale
Università di Macerata

Articolo precedente
Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine
Google search engine

I più letti

Approfondimento

“Poche parole, ma buone”: quando l’ascolto diventa educazione

Elisabetta Cesari è psicologa e psicoterapeuta. Lavora da vicino con il mondo dell’adolescenza e coordina “Poche parole ma buone”, un ciclo di incontri pensati...