Di Andrea Marinelli
“Risus abundat in ore stultorum”. Ridere troppo o in modo superficiale sarebbe segno di ignoranza o leggerezza. Il venerabile Jorge ne “Il nome della Rosa” addirittura arriverà a definire il ridere come animalesco perché deformerebbe il viso dell’uomo e lo renderebbe simile a quello delle scimmie. In altre parole, ridere sembrerebbe qualcosa di frivolo, persino un difetto di chi non prende sul serio la realtà o di chi non avrebbe l’intelligenza per farlo.
Henri Bergson, però, ci offre un punto di vista molto diverso e più profondo nel suo Saggio sul Riso, che ho appena finito di rileggere. Secondo lui, il riso non è affatto segno di stoltezza, ma uno strumento sociale fondamentale. Rudere significa riconoscere ciò che nella vita diventa rigido, meccanico e innaturale. E’ un modo per correggere, smascherare e riportare al giusto equilibrio ciò che si è irrigidito. Il riso ha dunque una funzione critica e liberatoria, capace di rompere schemi fissi e risvegliare la vita.
In questo senso, Bergson rovescia la vecchia idea del riso come segno di stupidità. Ridere è, al contrario, un segno di intelligenza e di partecipazione sociale. Il riso nasce dalla capacità di vedere le contraddizioni e di non accettare passivamente ciò che appare immutabile.
Nel mondo di oggi, dove la comunicazione è spesso standardizzata e le persone si comportano come automi, soprattutto sui social e davanti ad una tastiera, Bergson ci ricorda che ridere è un atto di ribellione contro la rigidità. Pensiamo alla satira che smaschera i politici e tutte le persone di potere o ai meme che prendono in giro mode e stereotipi: sono esempi di come il riso sia ancora uno strumento per mantenere viva la nostra libertà.
Naturalmente, come avverte anche Bergson, il riso deve essere usato con rispetto, perché può facilmente diventare derisione crudele o esclusione. Ma lasciarlo solo come segno di stoltezza, come vuole il vecchio detto, significa perdere una delle armi più potenti che abbiamo per affrontare la complessità e le contraddizioni della vita.
Quindi, forse è ora di ribaltare la frase. Il riso non abbonda sul viso degli stolti, ma su quello di chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze e di sfidare ciò che è rigido e morto. Ridere, allora, diventa un gesto di intelligenza, libertà e vitalità.



