giovedì, 29 Gennaio 2026
Clinica Lab
Clinica Lab
HomeApprofondimento"Crescono solo se sognati". Sguardi, silenzi e relazioni vere: educare gli adolescenti...

“Crescono solo se sognati”. Sguardi, silenzi e relazioni vere: educare gli adolescenti oggi

Prima di iniziare a leggere, prova a fare un piccolo esercizio: rallenta. Abbandona, per un momento, lurgenza di capire, di incasellare, di spiegare. Leggi come se stessi ascoltando, senza fretta e senza giudizio. Le parole che seguono non sono slogan né risposte facili: sono frammenti di vita vera, attraversati da dubbi, domande, fatiche e meraviglia. Pesale una ad una, perché dietro ognuna c’è uno sguardo posato con cura, un silenzio rispettato, una relazione coltivata nel tempo. E forse, leggendo, riscoprirai anche tu che si cresce solo se sognati.

Se dovessi presentarti, come ti racconteresti?

Sono Stefania Domesi, di Civitanova, una donna adulta e madre di un ventiduenne, educatrice scout da più di dieci anni e docente dInglese da appena tre anni, dopo una lunghissima esperienza lavorativa nel privato. Per andare un pooltre questi semplici dati biografici, userei le parole di una canzone di Brunori Sas: la mia età non è questa, è almeno la metà”. Questa giovinezza interiore, che mi aiuta a vivere il presente in profondità, con fiducia e con la giusta dose di realistico ottimismo, è un dono che nasce, senza ombra di dubbio, dalle tante esperienze vissute accanto a ragazzi e ragazze, dallaver fatto un importante pezzo di strada insieme a loro.

Dopo una vita vissuta tra lessere mamma, educatrice scout, insegnante, che impressione ti sei fatta degli adolescenti di oggi? Cosa ti colpisce, cosa ti preoccupa, cosa invece ti fa sperare?

Non è facile rispondere a questa domanda in poche righe. Non mi sento di parlare degli adolescenti in generale, ma potrei dirti degli adolescenti che ho incontrato da educatrice scout e di quelli che incontro ogni giorno a scuola. La scoperta più sorprendente è che, malgrado la loro apparente ritrosia e i loro silenzi, sono alla ricerca di adulti credibili ed autentici con cui entrare in relazione. I requisiti necessari sono la capacità di vero ascolto e lassenza di giudizio. C’è una fase in cui ti scrutano, a volte ti provocano, ma poi decidono se possono fidarsi e, quando lo fanno, è una continua scoperta. Quello che mi preoccupa maggiormente è che gli adulti, le famiglie, gli educatori in generale non sono, a volte, sulla loro lunghezza donda e invece di cercare di sintonizzarsi, rinunciano, si disperano, giudicano. Chiarisco subito che la speranza e la fiducia devono far parte necessariamente del bagaglio di un buon educatore perché sono profetiche.  Le parole di Danilo Dolci sono il mio mantra quotidiano Ciascuno cresce solo se sognato.

Sotto le provocazioni, le chiusure, a volte persino laggressività… cosa pensi che ci sia, nel cuore di un adolescente?

Le mie esperienze personali mi hanno insegnato che pochi di noi sono capaci di guardarsi dentro, comprendere le proprie emozioni ed ascoltare i propri bisogni, quelli più intimi e veri. Posso dire di aver fatto un buon allenamento, per motivi familiari e personali, e credo di poter affermare che, spesso, dietro a reazioni aggressive, alle continue provocazioni o alle chiusure si cela il desiderio o la speranza di essere visti ed accolti, con tutto il loro pacchetto di potenzialità e fragilità, evidenti o nascoste. Sempre in assenza di giudizio. Il giudizio è uno degli incubi peggiori dei giovani di oggi, molto più che in passato.

In unepoca in cui ladolescenza è spesso letta come problema, come possiamo viverla invece come una stagione da abitare insieme, con attenzione e rispetto?

Innanzitutto non leggendola come problema perché problema non é. Euna fase importante in cui la vita germoglia, fiorisce. Evero che il contesto socio-culturale è profondamente cambiato e i mutamenti sono talmente rapidi che noi adulti facciamo fatica a tenere il passo e ne siamo intimoriti. Sono convinta, però, che dobbiamo impegnarci ad uscire dai nostri pregiudizi, dalle nostre convinzioni ed abitare, da adulti, il loro mondo che è anche fatto di virtuale, dei social, di rap e trap, di linguaggi nuovi che dobbiamo conoscere e cercare di comprendere. Quando non riusciamo da soli, dobbiamo fare rete, con altre famiglie, con la scuola e con le altre agenzie educative. Lavverbio che deve accompagnare la speranza è “insieme.

Hai mai pensato che, a volte, il silenzio e il semplice essercisiano più educativi di qualsiasi spiegazione?

Una delle mie convinzioni più solide è che noi adulti temiamo il silenzio. Ed è un bel problema perché lascolto è fatto di un lungo e paziente silenzio. Non si tratta di restare ammutoliti o imbarazzati o di temere di non avere le parole giuste, si tratta di aiutare laltro a trovare la forza di parlare, di raccontare, con i suoi tempi. Ecco perché il tempo, a volte, è tiranno. I tempi della scuola, ad esempio, non favoriscono questo stile educativo. Durante i miei primi tre anni di insegnamento questi momenti di condivisione ed ascolto sono spesso capitati al di fuori dellorario scolastico canonico, ma hanno contribuito a creare quella relazione che è la base di qualsiasi tipo di apprendimento significativo e di crescita emotiva.

Nella tua esperienza, uno sguardo può educare? E come lo stile scout ha trasformato il tuo modo di essere insegnante?

Sono diventata insegnante dopo diversi anni di esperienza come educatrice scout. Potrei dire che sono nata insegnante scouted è stata una grande fortuna. Il metodo educativo che è alla base dello scoutismo pone i ragazzi e le ragazze al centro, senza se e senza ma. Baden Powell, il fondatore dello scoutismo, chiedeva di ascoltare i ragazzi come prima azione educativa (ask the boys) e ricordava che esistono potenzialità, talvolta inespresse, in ogni ragazzo, anche il più difficile, e che il compito di un buon caposcout è trovare il modo di farle fiorire. La chiamava arte del capo. Per un insegnante costruire e coltivare questa arte” è il compito più arduo perché ogni ragazzo è diverso ed unico ed anche perché il contesto scolastico attuale, intriso di burocrazia, aziendalismo e meritocrazia, non facilità affatto il ruolo, anzi direi la vocazione, del buon insegnante.

In che modo uneducatrice come te riesce a coltivare la speranza, senza cedere alla retorica o al buonismo?

Direi che la fonte di energia principale me la forniscono proprio gli studenti e le studentesse ed è una forma di energia rinnovabile. Non si esaurisce mai, si rigenera ogni volta, anche dopo momenti bui o difficili. Quando le cose non sembrano andare nel verso giusto, mi faccio sempre la stessa domanda, come posso essere una buona educatrice per i miei ragazzi e le mie ragazze se non credessi nella possibilità di contribuire a creare un futuro migliore?. E dato che la musica è uno dei linguaggi attraverso cui i giovani si raccontano, prendo di nuovo in prestito le parole di Brunori Sas, non sarò mai abbastanza cinica da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così”.

Qual è stata la storia, o lincontro, che ha cambiato più di tutti il tuo modo di educare?

Potrei dire, senza troppi giri di parole, lincontro con me stessa. C’è stato un momento della mia vita in cui una crisi profonda ha generato nuova linfa, obbligandomi a rileggere il mio passato e il mio presente con uno sguardo più sincero e più aperto. È stato un passaggio faticoso, ma necessario. In quel tempo ho trovato sostegno e ispirazione in esperienze che hanno lasciato un segno: lingresso nel mondo scout, la riscoperta del cammino spirituale attraverso luoghi come la Fraternità di Romena nel Casentino e la Comunità di Bose in Piemonte, e limpegno nellassociazionismo della mia città.Il filo rosso di tutti questi percorsi è stato limparare ad accogliere la fragilità – la mia e quella degli altri senza paura. E da lì, provare a costruire ponti, invece che muri. È un esercizio quotidiano che mi ha cambiata dentro e che oggi porto con me nel mio modo di educare: coltivare relazioni vere, capaci di ascolto e autenticità. Credo che questa sia una delle cose più preziose che si possa offrire a chi cresce.

C’è un errore, uno di quelli che fanno arrossire o stare male, che oggi benedici perché ti ha fatto diventare più vera, più autentica agli occhi dei ragazzi?

Con i miei studenti racconto spesso episodi o esperienze personali che mi hanno aiutato a crescere, nel bene e nel male. La mia esperienza nel mondo scout mi facilita molto perché il metodo scout si fonda sullesperienza e da essa trae i significati da proporre ed elaborare. Sono i preziosi momenti in cui anche lo studente più distratto si mette in ascolto. Essere autentici è il viatico necessario per creare una relazione con gli studenti e non c’è finzione che tenga. Spesso i ragazzi percepiscono le discipline che insegniamo come avulse dalla realtà e dalla loro vita. La scommessa per noi insegnanti é riuscire a dare vita alle parole, anche ben scritte, che i testi ci propongono con dovizia di particolari.

Cosa non smetti mai di chiederti, dentro di te, ogni volta che ti accosti a un adolescente?

Quali sono i suoi reali bisogni, desideri?. A volte li lascia trasparire, altre sono necessari uno sguardo attento e un contesto particolare per farli emergere. Ci sono stati, in questi tre anni, vari episodi significativi in questo senso. Cito giusto il più recente. Lincontro, a scuola, con uno studente cinese di una classe non mia, capitato nel mio corso di recupero, che faceva fatica ad articolare frasi di senso compiuto sia in inglese che in italiano, malgrado fosse in Italia da diversi anni. Dopo qualche lezione, inizia a raccontare che non sa molto del piccolo paese dove abita, che non frequenta né coetanei cinesi né italiani al di fuori della classe perché trascorre tutti i pomeriggi in casa davanti al computer, sia dinverno che destate. Alla mia domanda spontanea, Ma abiti vicino al mare, non vai mai in spiaggia destate?, il ragazzo risponde timidamente così: Andavo sì, qualche volta, prima del Covid. A volte si fanno scoperte importanti sui banchi di scuola che vanno ben oltre linsegnamento di una disciplina.

Se potessi affidare un solo messaggio al diario segreto di una adolescente, quale sarebbe?

Non saprei. Mi piacerebbe conoscerla prima di scrivere questo messaggio, a partire dal suo nome. Io non riesco a chiamare i miei studenti per cognome. Credo che, con gli adolescenti di oggi, lautorevolezza e la giusta distanza si costruiscano su altri presupposti. Si tratta semmai di costruire la giusta vicinanza, prendendo in prestito il titolo di un libro che ho letto di recente

E tra tutte le parole che hai detto nella tua vita, quale vorresti che restasse impressa nel cuore di un ragazzo o di una ragazza, e perché?

Impara a volerti bene per come sei. Da qui parte la rivoluzione per instaurare relazioni autentiche con gli altri.

E quale, invece, vorresti che arrivasse dritta al cuore di un adulto che ci legge e perché proprio quella?

Impariamo ad ascoltare i ragazzi e le ragazze come vorremmo che gli altri ascoltassero noi. Credo che lanalfabetismo emotivo che permea il mondo adulto sia alla radice di tanti mali.

Grazie a Stefania Domesi per averci donato uno sguardo così autentico, capace di tenere insieme profondità e concretezza, fragilità e speranza.

In un tempo in cui moltiplichiamo progetti, attività e interventi per rispondere al disagio giovanile, rischiamo spesso di dimenticare lessenziale: la relazione. Quella vera, quotidiana, fatta di ascolto paziente, di presenza non invadente, di silenzi rispettati. È lì, in quella trama sottile e persistente, che passa la cura. Non servono sempre soluzioni straordinarie: spesso basta esserci, con sincerità e attenzione. Perché i ragazzi non chiedono adulti perfetti, ma adulti presenti. E forse la vera rivoluzione educativa comincia proprio da questo gesto umile e radicale: imparare a restare.

Andrea Foglia — genitore impegnato, voce libera per i giovani.

Realmente Info
Realmente Info
Realmente è uno spazio di riflessione sul mondo reale. Offriamo analisi critiche e punti di vista alternativi per comprendere meglio l’attualità e il nostro tempo.
TI POTREBBE INTERESSARE...

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -
Google search engine

I più letti

Approfondimento

MAI PIU’. Dal cessate il fuoco al processo di pace. Due popoli, due Stati

Siamo tutti felici e sollevati che siano finiti i bombardamenti, che sia cessata la strage continua di donne, uomini e bambini innocenti. Che, finalmente,...