Un primo sguardo.
I mutamenti che a livello mondiale stiamo attraversando, globalizzazione, digitalizzazione, le crisi economiche e l’instabilità politica che vede paesi in lotta tra loro con i relativi adattamenti nelle abitudini, influiscono direttamente anche nell’approccio all’informazione e alla formazione. Da qui l’interesse per il mondo dell’editoria e tutto quanto possa essere in qualche modo riconducibile alla parola scritta e al suo ruolo nella cultura e nella comunicazione.
In generale, il rapporto tra il mercato editoriale e la crisi economica è molto stretto e complesso. Quando l’economia attraversa periodi di crisi, come quelli che abbiamo visto in passato o in tempi recenti, il settore editoriale può essere influenzato in diversi modi.
In generale, durante una crisi economica, le persone tendono a ridurre le spese non essenziali, e questo può portare a una diminuzione delle vendite di libri e pubblicazioni. Le famiglie e le istituzioni limitano gli acquisti di libri, specialmente quelli di fascia alta o di nicchia, preferendo prodotti più economici o digitali.
Inoltre, le case editrici si trovano a dover affrontare maggiori difficoltà finanziarie, come la riduzione dei ricavi, la diminuzione degli investimenti in nuove pubblicazioni o la chiusura di alcune attività e una maggiore concorrenza tra editori per conquistare un pubblico più ristretto.

D’altro canto, la digitalizzazione può rappresentare un’opportunità: i libri digitali o gli audiolibri spesso costano meno e sono più accessibili, e in tempi di crisi possono aiutare il settore a mantenere un certo livello di attività. Tuttavia, anche questa transizione comporta sfide, come la necessità di investimenti tecnologici e di adattamento alle nuove modalità di consumo.
Non è difficile immaginare che in questo scenario economico e politico, in cui indirizzare l’opinione pubblica da parte dei governi significa conquistare il consenso o garantirsi una longevità di indirizzo, l’informazione digitale, più a basso costo e di veloce e facile aggiornamento, rappresenta una ghiotta opportunità. È pertanto facilmente intuitivo il rapporto tra crisi economica, riduzione dei consumi di libri e controllo dell’opinione pubblica. L’informazione digitale, che ha un impatto profondo e ambivalente sul controllo dell’opinione pubblica, da un lato, offre un accesso senza precedenti all’informazione, superando barriere geografiche e temporali e promuovendo la partecipazione e il dibattito pubblico; dall’altro, espone a rischi di disinformazione e manipolazione, con potenziali conseguenze negative sulla formazione di un’opinione pubblica consapevole e critica. Soggetti interessati possono utilizzare i mezzi digitali per diffondere informazioni fuorvianti o distorte, al fine di influenzare l’opinione pubblica a proprio vantaggio. Fondamentale, per difendersi dalla strumentalizzazione e contrastare i rischi di disinformazione e manipolazione, è sviluppare un approccio critico all’informazione digitale e promuovere l’alfabetizzazione mediatica.
I dati sull’editoria.
In sintesi, riflettere sull’argomento editoria è un esercizio necessario e irrinunciabile per conoscere come stiamo andando e dove. Concentrarci sui dati relativi al nostro paese è un primo passo.
Le ricadute sul piano economico colpiscono direttamente gli operatori del settore, gli editori in primo luogo e la filiera della stampa, già vessata dagli stravolgimenti tecnologici e dalla coscienza ambientalista, peraltro disinformata sul reale impatto dell’utilizzo della carta, tra i principali indiziati della deforestazione del pianeta. Ma su questo argomento rimando al paragrafo “miti sull’utilizzo della carta”.
Partiamo quindi dal dato generale italiano per poi analizzare il mercato dell’editoria marchigiana, il suo stato di salute e le prospettive che lo attendono.
Il rapporto dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, ci racconta di un’Italia in cui per i primi 4 mesi del 2025, il mercato dell’editoria ha subito una flessione che la pone ultima in Europa, e ben al di sotto della media che è di -2,7%, mentre il resto d’Europa, a parte la Germania, gravata da una crisi economica a cui non era abituata e tuttavia ben al di sopra della soglia di povertà che minaccia il nostro paese, viaggia tra lo zero e il +18% della Norvegia, esclusi e-book e audiolibri.
In particolare in Italia, si intensifica la flessione nei primi quattro mesi del 2025 per il mercato libro. Cala del 3,6% l’editoria italiana di varia – romanzi e saggi venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione – rispetto allo stesso periodo del 2024, registrando 431,3 milioni di euro di vendite a valore per una minor spesa degli italiani di quasi 16 milioni di euro. Il calo a copie è stato del 3,2%: quasi un milione di copie di libri acquistati in meno (975mila) su 29,2 milioni di copie complessive.

La flessione coinvolge tutti gli editori, con gradi di intensità diversi: i grandi gruppi e gli editori con un venduto superiore a 5 milioni di euro nell’anno precedente perdono l’1,3% a valore, gli editori medi (tra uno e cinque milioni di euro di venduto) il 13,1%, i piccoli (sotto il milione di euro di venduto) il 7,3%.
Di seguito il link al rapporto AIE completo.
L’editoria nelle Marche.
Per entrare nello specifico dell’editoria della nostra regione non ci sono attualmente dati disponibili aggiornati, gli ultimi pubblicati dall’AIE risalgono al 2022, ma non è difficile intuire che non siano migliori o più incoraggianti rispetto ai dati nazionali. Il mercato editoriale marchigiano, come quello di molte altre regioni italiane, si sta adattando alle sfide della digitalizzazione e della crisi del settore cartaceo, puntando sempre più su contenuti digitali, eventi culturali e collaborazioni con istituzioni locali. La presenza di fiere, festival e iniziative culturali aiuta a mantenere viva l’attenzione sulla produzione editoriale regionale. Un esempio tra tutti è il festival “Macerata Racconta” che, con un traguardo di 15 anni di vita, nell’edizione 2025 ha intascato risultati importanti: le presenze registrate hanno superato quota 7.000 con l’80% degli incontri sold out, grazie ad una crescita in termini di quantità e qualità delle proposte.
La vocazione editoriale marchigiana è storicamente molto forte, a dircelo è il rapporto tra il numero di case editrici e la popolazione che, mentre a livello nazionale è di 1 editore ogni 40.000 abitanti, nelle Marche il rapporto sale a 1 editore su 8.000 abitanti. Si tratta di realtà anche piccolissime e sono una piccola parte di queste risulta attiva. Difficile quindi tracciare una mappa del mondo editoriale marchigiano se non ci si rivolge alle organizzazioni che negli ultimi anni si sono attivate per organizzare eventi e convegni nel tentativo di difendere questo patrimonio culturale e imprenditoriale.
Proprio a questo scopo è nata nel 2019 Èdi.Marca, la prima associazione di categoria del settore editoriale regionale, con l’obiettivo dichiarato di “dare voce e dignità a queste realtà che cercano di ritagliarsi il loro spazio nel mondo editoriale che, a livello nazionale, è diventato di fatto un oligopolio, dove le grandi case editrici esautorano la possibilità delle più piccole”. Si legge, nel sito di una delle case editrici fondatrici, “Convinta che la difesa della Cultura di un territorio e di una popolazione passi anche se non soprattutto dall’attività dei piccoli e medi editori, Èdi.Marca ha deciso di combattere lo stereotipo che vede il marchigiano poco incline alla collaborazione creando quest’associazione con intenzioni molto pratiche ed operative.”
I miti sull’utilizzo della carta.

Ho accennato alla cattiva informazione che ha portato a creare una coscienza ambientalista contro l’uso della carta. Il fenomeno è chiamato greenwashing, ossia la pratica di fare affermazioni non fondate o fuorvianti sui benefici ambientali di un prodotto, di un servizio, di una tecnologia o di una pratica aziendale.
Quando leggiamo in coda alle nostre email “non stampare questo messaggio” lo riteniamo quantomeno doveroso e riconducibile ad un normale comportamento rispetto agli sprechi, tuttavia con il tempo ha contribuito a creare una sorta di diffidenza verso il consumo di carta. La stessa campagna per la diffusione dell’utilizzo dei libri digitali, se da un lato è servita anche a difendere la diffusione della cultura in tempi di crisi, dall’altra ha malcelato anch’essa un’accusa verso la carta stampata, che tuttavia è del tutto infondata e addirittura pericolosa.
Infatti, eliminare a colpi di greenwashing la carta stampata coinvolge il pubblico sia nella qualità dell’apprendimento, sia nella funzione economico sociale del mezzo.
Partendo dal presupposto che la lettura sia un’attività di primaria importanza per la formazione dell’individuo, non solo perchél’apprendimento stesso della lettura è il presupposto necessario all’apprendimento di tutte le discipline, ma anche per l’approfondimento di qualsiasi interesse, è altresì vero che il mezzo con cui scegliamo di approfondire i nostri interessi influenza la qualità dell’apprendimento. Si dice che i poveri hanno grandi televisori, mentre i ricchi grandi librerie. Nel tentativo di mantenersi il più lontano possibile dai luoghi comuni cerchiamo di capire il perché.
Numerosi studi hanno dimostrato che l’apprendimento su carta stampata sembra avere un impatto più forte sulla memoria, facilitando la rielaborazione dei dati e la sequenza degli eventi, inoltre può ridurre le distrazioni e favorire una maggiore concentrazione sul compito di lettura, mentre la lettura su schermo potrebbe portare a un maggiore affaticamento e a un minore coinvolgimento.
Infatti, dopo un primo tentativo di molti insegnanti e case editrici di abbandonare i testi stampati per gli studenti e sostituirli con l’uso dei tablet e contenuti digitali, assistiamo oggi a un’inversione di tendenza che induce a mantenere entrambi i supporti.
La motivazione economico sociale riguarda invece un altro aspetto. L’industria cartaria europea è leader mondiale per la fornitura di materie prime provenienti da fonti sostenibili, energie rinnovabili e tasso di riciclo, grazie all’utilizzo di carta certificata, ossia proveniente da foreste gestite in modo sostenibile, rispettando rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Tuttavia, persistono miti che sostengono che l’uso della carta è responsabile della riduzione delle foreste europee oppure che la carta non viene davvero riciclata.
Secondo i risultati di un sondaggio condotto da Two Sides, – un’iniziativa che nasce dalla collaborazione di aziende provenienti da settori quali silvicoltura, produzione di pasta di legno e carta, imballaggio, inchiostri, prestampa, stampa, finitura, editoria e stampa, per promuovere gli attributi unici, sostenibili e attraenti della stampa, della carta e degli imballaggi in carta – il 64% dei consumatori europei crede che la superficie forestale europea si stia riducendo di dimensioni, mentre in realtà è vero il contrario. Per dare un termine di paragone, le foreste europee crescono in media di un’area pari a 1.500 campi da calcio al giorno. Uno scarto simile tra fatti e percepito si registra anche in riferimento alla sostenibilità della carta, che per il 39% dei consumatori europei rappresenta un rifiuto da smaltire e un prodotto dannoso per l’ambiente (37%).
Purtroppo, l’adesione alle certificazioni di prodotto, che salvaguardano la filiera sostenibile della carta, è su base volontaria, e di conseguenza i benefici non raggiungono i volumi di materie prime necessarie a garantire che tutte le foreste del mondo siano salvaguardate. È fondamentale quindi, anche in questo caso, un impegno costante da parte degli operatori dei settori coinvolti, per influenzare la domanda di carta certificata, per un consumo consapevole, ma anche da parte di politiche che tutelino un bene fondamentale come la carta dai falsi miti, più veloci a diffondersi che non la verità, poiché, al contrario di quanto si creda, utilizzare la carta (certificata) previene la deforestazione e mantiene in salute il nostro pianeta. Per estensione possiamo addirittura affermare che sostenere la domanda di informazione stampata e quindi informarci attraverso libri e quotidiani di carta, oltre a renderci cittadini consapevoli, ci promuove a protagonisti attivi della filiera dell’editoria, e quindi anche della carta, contribuendo alla salute dell’ambiente.
Per approfondire https://it.twosides.info/
Di Valentina Guardabassi



