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MAI PIU’. Dal cessate il fuoco al processo di pace. Due popoli, due Stati

Siamo tutti felici e sollevati che siano finiti i bombardamenti, che sia cessata la strage continua di donne, uomini e bambini innocenti. Che, finalmente, durante la notte non vengano più sganciate bombe, e che quella popolazione martoriata possa assaporare la normalità di una giornata senza paura, senza morte e che gli aiuti umanitari possano finalmente arrivare alla striscia di Gaza, superando la sistematica carestia nel contesto del genocidio.
Questa tregua, questa prima fase dell’accordo sul cessate il fuoco, non può che essere accolta con grande soddisfazione ed emozione. Anche perché in queste ore non si ricorda ciò che Netanyahu disse quando decise di entrare a Gaza: che l’esercito avrebbe compiuto un’operazione finalizzata all’eliminazione completa di Hamas, da concludersi entro il secondo anniversario del 7 ottobre. Non si ricorda, perché è evidente che quel folle obiettivo del governo israeliano non è stato raggiunto. E avevano ragione tutti quelli che avevano espresso perplessità su questa occupazione, tra cui lo stesso esercito israeliano.
Ma quel massacro continuo è stato voluto da Netanyahu, e permesso dall’America di Trump. Eppure abbiamo visto che, quando è determinata e decisa, l’America può creare almeno le condizioni per un cessate il fuoco e l’inizio di una trattativa che – ad oggi – rimane ancora indefinita.
Intanto si è permesso a Netanyahu di uccidere decine di migliaia di bambini, uomini e donne. Di radere al suolo, riducendola a un deserto di macerie, un’intera regione. Ma a cosa è servito?
Hamas non solo esiste ancora, ma addirittura tratta per un accordo di pace. È, cioè, l’interlocutore diretto di israeliani e americani. Allora, a cosa è servito questo massacro continuo? A cosa è servito invadere Gaza, migliaia di morti innocenti, il blocco degli aiuti umanitari, tanta crudeltà per mesi e anni?
Sono convinto che se non ci fossero state le manifestazioni oceaniche di milioni di persone in ogni angolo della Terra – mai si era registrata una reazione così diffusa, in ogni continente, in ogni nazione del mondo – e se non vi fosse stata la volontà di alcuni Governi di riconoscere lo Stato di Palestina, la posizione dei paesi Arabi e degli interessi che venivano compromessi, oggi non saremmo a questo punto.
Indimenticabile l’immagine all’ONU: Netanyahu sale sul palco ma, prima che inizi a parlare, la platea si svuota. Tutti i rappresentanti – tranne pochissimi, tra cui purtroppo l’Italia della Meloni – lasciano l’aula. Non lo riconoscono più come autorità istituzionale e morale da ascoltare, ma lo vedono come un criminale di guerra che dovrà, lui come chi lo ha sostenuto, rispondere davanti al Tribunale dell’Aia per il genocidio commesso.
Chi restituirà la vita alle decine di migliaia di persone morte senza un perché?
E il nostro Governo? Assente. Assente per due lunghi anni di massacri, assente da ogni condanna, da ogni parola sul martirio, sul sacrificio, sulla morte. Per due anni è rimasto in silenzio, ha balbettato, e poi si è allineato alle posizioni di Trump.
Oggi va a “firmare la pace”. Diciamolo per quello che è davvero: va a firmare una tregua. Quando ieri non ha fatto nulla – nulla di vero – per fermare la mattanza. Quanta ipocrisia.
E allora mi pongo una domanda, dopo aver provato gioia nel vedere i volti sorridenti dei bambini, le manifestazioni di giubilo sia dei palestinesi che dei familiari degli ostaggi dei terroristi di Hamas, tenuti segregati: mi chiedo, conoscendo le vicende della Palestina e ricordando quando la Palestina era stata abbandonata da tutti – destra, sinistra, governi europei – quando non esisteva più nell’agenda politica, se una volta liberati gli ostaggi e i prigionieri palestinesi, che ne sarà di tutte le altre questioni rimaste sospese, irrisolte? Come si procederà? Ci dovrà essere una totale cessazione delle ostilità e anche la completa rimozione del blocco israeliano per permettere la sopravvivenza di una popolazione stremata
Quale accordo si raggiungerà per una pace duratura? Che ne sarà di Gaza, della Cisgiordania, dei coloni, delle terre occupate? Di Hamas senza armi? E i palestinesi, la cui partecipazione non è prevista? Su tutto questo m, che è fondamentale se vogliamo parlare di pace, manca chiarezza.
E allora? Si ricomincerà? Israele, con una qualsiasi scusa, riprenderà la mattanza?
Spero tanto di no. E non posso fare altro che sperare che, finalmente, si riesca a trovare una via d’uscita. Ma, con Netanyahu ancora al potere, penso che tutto questo resti solo un’illusione.
Eppure, oggi almeno, c’è una speranza, una opportunità di porre fine a questo orrore Coltiviamola. Sosteniamola.
Di Giulio Silenzi

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