Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’Assemblea nazionale di Parigi ha approvato un disegno di legge che impedirà ai ragazzi sotto i 15 anni di utilizzare le piattaforme social, con l’obiettivo di tutelarne salute mentale e benessere. Il provvedimento, sostenuto dal presidente Emmanuel Macron, ha ottenuto 130 voti a favore e 21 contrari nell’emiciclo del Palais Bourbon e passerà ora all’esame del Senato.
Se confermato definitivamente, il divieto renderebbe la Francia la prima nazione europea a introdurre una norma così rigorosa per proteggere i ragazzi dall’esposizione precoce ai social. Macron ha sottolineato che l’introduzione del limite è una misura raccomandata dagli esperti e fortemente richiesta dall’opinione pubblica. “Il cervello dei nostri bambini non è in vendita: né alle piattaforme americane, né alle reti cinesi. Non vogliamo che siano gli algoritmi a plasmare i loro sogni”, ha dichiarato il presidente, annunciando una procedura accelerata per rendere operativo il divieto già dal prossimo primo settembre.
La Francia non è l’unico Paese a rafforzare la protezione dei minori online. Nel Regno Unito, alcune piattaforme pornografiche hanno annunciato che bloccheranno l’accesso ai nuovi utenti, in conformità con le disposizioni dell’Online Safety Act, la legge britannica pensata per proteggere i minorenni dai contenuti espliciti.
Da Bruxelles, la Commissione europea ha confermato che Parigi ha il diritto di introdurre misure simili per i propri cittadini. In Francia, molti genitori accolgono con favore la decisione, anche se non mancano opinioni critiche.
La notizia ha suscitato reazioni anche in Italia. La deputata del Pd Marianna Madìa ha sottolineato su Twitter che anche in Italia era in fase di discussione una legge bipartisan simile, proposta da Madìa e Mennuni, ma “bloccata dal governo Meloni, sovranista a parole ma subordinato agli interessi delle grandi piattaforme sulla pelle dei bambini e ragazzi. Una vergogna”. Simona Malpezzi, vicepresidente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza, ha evidenziato che la legge italiana è “ancora ferma al Senato nonostante un lavoro approfondito, costruito in dialogo con la Commissione Ue”, aggiungendo che la scelta francese dimostra come sia possibile agire con decisione per proteggere i giovani dalla pressione degli algoritmi.
“La Francia apre la strada: riprendere il controllo del nostro destino digitale e difendere i nostri figli è possibile”, ha concluso Malpezzi, invitando l’Italia a non restare indietro in materia di tutela dei minorenni online.
Di Redazione



