giovedì, 29 Gennaio 2026
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L’illusione del nemico permanente

Come i soldati della Fortezza Bastiani con il tenente Giovanni Drogo in testa, i governi europei attendono l’arrivo dei Tartari, che oggi si chiamano Russia, domani Cina, dopodomani “minaccia ibrida”. L’importante è che ci sia qualcosa là fuori per giustificare l’esistenza del meccanismo. E così si costruisce, si spende, si promettono armi e carri armati, si rafforzano le industrie belliche, si drenano fondi pubblici. Intanto, i cittadini vivono sempre più in uno stato di precarietà materiale e simbolica.

Perché ciò che manca è una riflessione radicale che si dovrebbe originare da una domanda semplicissima: a chi serve questa militarizzazione permanente? Sicuramente non ai popoli europei, che chiedono sanità, scuola, giustizia sociale e non missili ipersonici. Serve invece alle élite politico-industriali transatlantiche, che trasformano la paura in profitto e la guerra in orizzonte di senso.
Trump, pessimo politico, ma discreto uomo d’affari ha vinto la sua battaglia in relazione alla vendita delle armi statunitensi e presto tutta una lunga serie di ordigni militari invaderanno i paesi europei.
L’Italia, che da tempo ha perso la capacità di pensare con la propria testa, partecipa entusiasta a questo teatro dell’assurdo. Secondo i dati dell’ultimo DEF, la spesa militare è destinata a salire a 36 miliardi di euro annui, con incrementi che sfiorano il 20% rispetto a soli due anni fa. A titolo di confronto, la scuola pubblica riceverà appena 29 miliardi, mentre la sanità ne avrà poco più di 34, con tagli strutturali previsti nei prossimi anni.
La “patriota” Meloni, con il tricolore al collo e il cappello NATO ben saldo in testa, ha fatto della sottomissione strategica una bandiera. Le sue scelte ricalcano quelle di governi tecnocratici e liberisti: più soldi alla difesa, meno allo Stato sociale. Mentre le classi vengono accorpate, i medici mancano e i pronto soccorso chiudono, si acquistano nuovi sistemi d’arma, si finanziano missioni all’estero, si costruiscono nuovi arsenali. Il deserto cresce.
Un deserto spirituale
Ecco perché l’allegoria buzzatiana è quanto mai attuale. Siamo dentro una Fortezza Europa che attende un nemico, e intanto si svuota di senso. La sinistra non deve tacere su questo scempio, ma deve tornare a difendere il lavoro, la pace, la dignità collettiva.
Chi oggi si oppone a questo riarmo folle viene etichettato come ingenuo, filorusso, disfattista. Ma è proprio in tempi come questi che il dovere della critica si fa più urgente. Perché mentre aspettiamo i Tartari, ci stanno rubando la scuola, la sanità, la libertà di pensiero. E quando finalmente ci accorgeremo che il nemico non arriverà, forse sarà troppo tardi: la guerra sarà dentro di noi, nelle macerie di un Paese armato fino ai denti e incapace di prendersi cura dei suoi figli.

di Andrea Marinelli

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