Cosa accade ad un figlio quando sente di dover scegliere tra i due genitori?
Attenzione: non sempre si tratta di dinamiche che riguardano coppie che si sono separate ufficialmente, a volte i genitori vivono ancora sotto lo stesso tetto, ma tra loro c’è distanza, tensione, freddezza e in mezzo, c’è un figlio che sente, intuisce, assorbe e prova, come può, a mantenere in vita un equilibrio che non gli appartiene.
Ci sono bambini che imparano presto a scegliere: cosa dire e cosa no, con chi essere affettuosi, cosa nascondere per non far dispiacere all’uno o all’altro. È una scelta silenziosa, invisibile, che può nascere, ad esempio, dal bisogno di proteggere entrambi, ma in quel tentativo di tenere insieme i grandi, spesso finiscono per dividersi dentro loro stessi.
Quando i genitori sono in conflitto, il bambino percepisce che l’amore può diventare un campo minato: ogni gesto, parola o emozione può sembrare una presa di posizione e così, per paura di ferire o perdere qualcuno, si allea, non per convinzione, ma per sopravvivenza.
A volte si schiera con il genitore più fragile, quello che sente più solo. Altre volte con quello più forte, sperando di stare dalla parte “giusta”. In ogni caso, però, perde qualcosa: la libertà di amare entrambi, senza condizioni. Dietro queste alleanze invisibili c’è spesso la paura di perdere l’amore, di essere causa del dolore dei grandi, di dover scegliere chi salvare e nel tentativo di proteggere gli adulti, il bambino smette di sentirsi davvero protetto.
Come si riconosce un bambino “in mezzo”?
Non sempre il disagio si manifesta con pianti o proteste. Spesso prende forme sottili: il figlio “troppo bravo”, che non chiede mai nulla, che “non disturba”; quello che si chiude e non racconta più; quello che si fa piccolo, silenzioso, invisibile, oppure quello che esplode in rabbia, perché non trova parole per esprimere ciò che prova.
Sono figli che crescono camminando su terreni fragilissimi, regolando le proprie emozioni in base all’umore dei grandi. Bambini che imparano a farsi custodi del benessere familiare, pagando un prezzo altissimo: la perdita della propria leggerezza.
Cosa evitare?
Ogni genitore può scegliere di spezzare il triangolo e restituire al figlio il suo posto.
Significa non chiedergli mai di scegliere, neppure in modo implicito. Vuol dire riconoscere che, anche se la coppia non funziona più, l’altro genitore resta una figura importante per il bambino. Non è necessario che i genitori vadano sempre d’accordo, ma che il figlio non venga mai messo al servizio del loro disaccordo.
Attenzione: se crediamo che il conflitto di lealtà nasca solo da grandi litigi o separazioni difficili, non è così, infatti, a volte prende forma in piccoli ripetuti gesti quotidiani, sguardi, parole dette con stanchezza o dolore, che per un adulto sembrano innocue, ma per un bambino hanno un peso enorme, e così, anche involontariamente, possono percepire di dover scegliere, consolare, difendere o schierarsi.
Di seguito ho pensato ad una piccola sezione pratica “Le parole che aiutano \ le parole che feriscono”. Senza giudizio, ti invito a leggerle come opportunità di cambiamento ed evoluzione, tienile con te per quando ne avrai bisogno.
Anziché dire:
“Tuo padre non capisce mai niente.”
“Se fosse per la mamma, non faresti mai nulla di divertente.”
Puoi dire:
“Io e il papà (o la mamma) la pensiamo in modo diverso su alcune cose, ma entrambi vogliamo il meglio per te.”
“Anche se non siamo sempre d’accordo, so che il papà (o la mamma) ti vuole molto bene.”
Anziché dire:
“Non so proprio come fare con il papà\la mamma, prova a vedere cosa dice a te.”
“Meno male che ci sei tu, almeno qualcuno mi capisce.”
Puoi dire:
“Oggi sono un po’ stanca, ma mi fa piacere stare con te.”
“A volte tra me e il papà è difficile capirsi, ma ci pensiamo noi grandi.”
Anziché dire:
“Ti ha comprato quello? Ma che senso ha?”
“Con me non ti comporti mai così!”
Puoi dire:
“Ah, vi siete divertiti! Sono contenta\o. Raccontami com’è andata o qual è la cosa che ti è piaciuta di più!”
“Capisco, con me è diverso. È normale avere esperienze differenti con le persone che amiamo.”
Anziché dire:
“Ti manca già? Ma sei appena tornato!”
“Ah, allora con la mamma (o papà) ti diverti più che con me…”
Puoi dire:
“Capisco, ti manca. È bello quando si vuole bene a più persone.”
“Sono felice che con la mamma (o il papà) ti trovi bene.”
Questi brevi e semplici esempi arrivano dalla pratica quotidiana e la loro riformulazione può essere considera come un copione che aiuta la nostra evoluzione e sostiene il nostro cambio di prospettiva, quella in cui, seppur con fatica, riusciamo a stare vicino ai nostri figli e dimostrargli che possiamo amarli incondizionatamente e anche loro possono donare liberamente amore.
Per approfondire la tematica del conflitto e come navigarlo nelle relazioni familiari, ti invito a farlo nel mio libro “Litigare bene si può, se sai come farlo”, disponibile in tutte le librerie e su Amazon.
Ricorda: Nulla è fisso, tutto si trasforma, spetta a noi scegliere che veste dare al nostro cambiamento!
Nota:
La dott.ssa Karen Taranto è mediatrice familiare con approccio sistemico globale. Laureata in Giurisprudenza e diplomata al liceo socio-psico-pedagogico, lavora integrando competenze giuridiche, pedagogiche ed emotive. Si è specializzata nella gestione dei conflitti, conducendo Gruppi di parola per figli di genitori separati e operando come coordinatrice genitoriale.
È autrice del libro “Litigare bene si può, se sai come farlo”.




