Di Giuseppe Lucarini
NON È CHE IL MONDO VA A DESTRA.
Così come non tornerà ad andare a sinistra quando ci riprenderemo qualche Regione.
Quando il presidente della nazione più importante del mondo decide di cambiare il nome del ministero della difesa in “ministero della guerra” e quando un ex presidente di associazioni di ex militari, allontanato per appropriazione indebite, chiama 900 generali per fargli lezione di guerra e di portamento, vuol dire che tutto può succedere e che si va sgretolando un campo di valori che davamo per certo ed acquisito nelle tavole dei diritti internazionali. Fatto di cose scritte e di consuetudini
Vuol dire che c’è una sfida totalmente nuova. Che serve molta innovazione anche sul lato dei democratici. Uno sguardo totalmente nuovo verso il “sole dell’avvenire”.
Non sono sufficienti buone alleanze e nemmeno candidature eccellenti.
Ma un senso di appartenenza a un campo di valori e una disponibilità ad affrontare le sfide per quelle che sono.
Io li ho visti gli elettori nei seggi, arrivare a frotte e alla spicciolata, tranquilli verso un voto che non teneva in nessun conto la sfida reale, la sanità delle Marche o le aree interne. Rassegnati ad un voto politico, come rassegnati sono quelli che rimangono a casa.
I più a quanto pare in Calabria.
Spero che i più giovani abbiamo il coraggio di mettersi in discussione e di uscire dalla confort zone delle vecchie convinzioni.
Perché dall’altra parte non c’è gran che, quasi un scivolare nell’onda delle paure e delle certezze del presente e di “come va il mondo”.
Di qua c’è ben di più … e può trasformarsi in progetto vincente se c’è disponibilità a stare insieme e a mettersi in discussione. C’è il buon senso di un mondo che vuol crescere in pace accettandosi.
Questa è la sfida che va ben oltre alle nostre momentanee vicende personali.




