Al via la raccolta del Tuber aestivum, meglio conosciuto come tartufo nero estivo o scorzone.
Il calendario della Regione Marche prevede l’inizio della raccolta a partire dal 1° giugno, e le decine di tartufai della provincia di Macerata sono pronti a battere il territorio montano e collinare con i loro fedeli amici a quattro zampe, alla ricerca del pregiato fungo ipogeo.
Pur avendo un valore commerciale inferiore rispetto al tartufo nero pregiato, lo scorzone è molto apprezzato in cucina per il suo profumo e la sua versatilità.
Se da un lato i tartufai si preparano a una stagione che si preannuncia promettente – grazie alle abbondanti piogge primaverili – dall’altro, sul fronte normativo, emergono novità che preoccupano chi pratica la cerca libera.
È stato infatti presentato il disegno di legge n. 1412, a firma del senatore Giorgio Maria Bergesio (Lega), vicepresidente della Commissione Agricoltura. Il testo propone di modificare, dopo oltre 40 anni, la legge del 1985, introducendo numerose novità, tra cui:
- l’istituzione di un Piano nazionale della filiera del tartufo;
- la creazione di un Tavolo tecnico come organo di coordinamento e consultazione;
- la definizione di un elenco di specie di tartufo commercializzabili, a tutela della trasparenza e del consumatore;
- la regolamentazione della tartuficoltura.
Se da parte delle aziende produttrici e commerciali il disegno di legge sembra suscitare apprezzamenti, le associazioni dei cercatori di tartufo esprimono forte preoccupazione. A detta di molti tartufai, la nuova normativa favorirebbe i proprietari di tartufaie coltivate o controllate a discapito dei cercatori tradizionali.
In particolare, gli “hobbisti” potranno raccogliere fino a 300 grammi al giorno di tartufo nero e 100 grammi di tartufo bianco, mentre professionisti con partita IVA e occasionali soggetti al sostituto d’imposta non avranno limiti di raccolta.
La nota più controversa riguarda la durata delle concessioni: il disegno di legge prevede infatti di prolungare da 5 a 20 anni la concessione delle tartufaie controllate. Inoltre, la cerca libera sarà consentita solo in aree abbandonate o incolte, con la possibilità per i Comuni di limitare la raccolta ai soli residenti.
Siamo di fronte a un mondo in rapida trasformazione, il cui futuro si giocherà nei prossimi mesi in Parlamento. L’auspicio è che il tartufo, bene immateriale riconosciuto dall’UNESCO, possa essere tutelato come risorsa culturale ed economica del nostro Paese, e che la tradizione della libera cerca – pratica antica e profondamente radicata nei nostri territori – possa continuare a vivere e a tramandarsi nel tempo.
Mario Antinori



