C’è un libro che racconta la Resistenza italiana (Storia Internazionale della Resistenza Italiana edito da Laterza) come fenomeno complesso, plurale, e vivo ancora oggi nel dibattito pubblico. Ma la novità è che in questo racconto non manca lo sguardo sulle Marche e in particolare sulla provincia di Macerata. Un’attenzione non scontata, che restituisce dignità storica a un territorio che ha dato un contributo significativo alla lotta di liberazione dal nazifascismo, ma spesso poco visibile nei grandi resoconti nazionali.
È il segno di un cambiamento in atto nella storiografia italiana: una nuova generazione di storici e storiche sta riscrivendo, con strumenti rigorosi ma anche con uno sguardo nuovo, il racconto della Resistenza. Non si tratta solo di giovani per anagrafe, ma di studiosi e studiose che si riconoscono in una “sensibilità comune”: quella di voler indagare, raccontare, divulgare una memoria resistente non mitizzata, non semplificata, ma profonda, plurale e ancora attuale.
Tra questi nomi spiccano Carlo Greppi, direttore della collana Fact-Checking di Laterza, Eric Gobetti, autore del controverso E allora le foibe?, Chiara Colombini, ricercatrice dell’Istituto storico Giorgio Agosti, e Matteo Petracci (nella foto), autore de I partigiani d’oltremare, con un importante lavoro di scavo sulla Resistenza combattuta da italiani di origine coloniale, molti dei quali legati a vicende che incrociano anche la storia marchigiana.
Ci sono poi Isabella Insolvibile, che ha lavorato sul caso Cefalonia e sulla prigionia degli alleati in Italia e Valeria Deplano che da anni si occupa della Storia del colonialismo italiano, un elemento che, con altri, costituisce un grande “rimosso” dalla memoria storica collettiva del Paese.
Tutti, in modi diversi, si sono formati – o hanno collaborato – con gli Istituti storici per la Resistenza, a partire da quello di Torino. Non tutti provengono dall’università, molti si definiscono “storici free-lance”, e questa libertà ha consentito loro di costruire ponti tra ricerca, divulgazione e impegno civile. Il risultato è un panorama storiografico rinnovato, che mette insieme rigore e passione, ricerca e militanza culturale.
Il fatto che nel loro lavoro trovino spazio anche territori come Macerata, troppo spesso ai margini della narrazione storica nazionale, è un segnale importante. Perché la Resistenza è stata un fenomeno diffuso, fatto di volti, luoghi e storie che oggi – grazie a questa nuova generazione – possono finalmente tornare a parlare a tutti.

Nella foto Matteo Petracci






