Di Claudio Maria Maffei
Il mistero delle liste di attesa “corte” della Regione Marche spiegato all’Assessore Calcinaro e a chi esulta per una involontaria bufala
Post tecnico e lungo. Per chi vuole una sintesi di due righe: i dati delle liste di attesa delle Marche vanno bene perché si dimenticano di chi non riesce manco a prenotare e rinuncia o paga.
Alcuni giorni fa sono usciti su Il Sole 24 Ore dei dati sulle liste di attesa delle prestazioni ambulatoriali nelle varie Regioni italiane che hanno fatto dichiarare all’Assessore Calcinaro “Siamo una regione virtuosa”. I dati sono tratti dalla Piattaforma Nazionale delle liste di attesa curata dalla Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Nazionale (Agenas) e sono relativi all’anno 2025. Vediamo i dati e poi commentiamoli.
I dati riguardano le prenotazioni di 8 prestazioni, 4 prime visite e 4 esami strumentali. Le visite sono quella cardiologica, quella dermatologica, quella oculistica e quella ortopedica. Gli esami riguardano la colonscopia totale con endoscopio flessibile, l’ecocolordoppler dei vasi sovraaortici, la gastroscopia – esofagogastroduodenoscopia e la Tac del torace. Per ognuna di queste prestazioni il Sole 24 ore ha estratto i seguenti dati relativi alle prenotazioni: la percentuale di prenotazioni in grave ritardo, i giorni di attesa medi per le prestazioni con codice di priorità B (Breve, da fare entro 10 giorni), i tempi medi di attesa per le prestazioni con codice di priorità P (Programmate, da fare entro 120 giorni) e i tempi medi di attesa per la stessa prestazione in libera professione.
Le Aziende delle Marche sono risultate nella classifica molto ben posizionate: per la colonscopia totale con endoscopio flessibile sono risultate ai primi tre posti (gli unici riportati nella classifica del Il Sole 24 Ore) in Italia l’INRCA Marche , l’AST di Pesaro Urbino e l’AST di Macerata, per la gastroscopia -esofagogastroduodenoscopia al secondo e terzo posto sono risultate la AST di Pesaro Urbino e l’AST di Macerata, per la Tac del torace l’AST 1 Pesaro Urbino è risultata al primo posto, per la prima visita cardiologica al primo posto c’è l’INRCA Marche e per la prima visita dermatologica al terzo posto c’è INRCA Marche. In tutti questi casi per le Aziende delle Marche i tempi di attesa medi per una prenotazione con codice B sono inferiori a 10 giorni, per quelle con codice P sono attorno ai 50-80 giorni e comunque molto inferiori ai 120 giorni massimi previsti.
In alcune Regioni i tempi sono spesso di centinaia di giorni anche quando la prestazione è stata richiesta con codice di priorità B, e quindi la prenotazione andrebbe garantita entro 10 giorni. Ad esempio al Policlinico di Bari i tempi medi di attesa nel 2025 per una prima visita cardiologica con codice di priorità B sono stati 125 giorni.
Come mai questi dati sono così buoni per le Marche contrariamente alla esperienza quotidiana di tanti cittadini e al fatto che è una delle Regioni in cui è più frequente la rinuncia alle prestazioni ambulatoriali? La spiegazione (per quel che ho capito) sta nei dati della Piattaforma Nazionale delle liste di attesa, nel metodo di calcolo de Il Sole 24 Ore e nella diversa modalità di gestione delle prenotazioni da parte delle varie Regioni.
Vediamo innanzitutto i dati presi in considerazione dalla piattaforma: sono i dati relativi alle prenotazioni fatte dai sistemi CUP regionali. Vengono prese per ciascuna prenotazione il dato relativo al codice di priorità, il dato sulla struttura presso cui è stata fatta la prenotazione, il tempo intercorso tra il contatto col CUP e la data della prenotazione. Poi a ogni Azienda sono attribuite tutte le strutture pubbliche e private di competenza e si calcolano i tempi medi intercorsi tra data di accesso al CUP e data di prenotazione. Quindi, tornando agli esempi di casa nostra, all’INRCA Marche l’ottima (davvero) dermatologia garantisce la prima visita dermatologica con codice di priorità B entro 6 giorni e quella con codice di priorità P entro 84 giorni. Davvero un ottimo risultato. Ma forse il risultato marchigiano più sorprendente è quello per le colonscopie, in cui l’esperienza dei cittadini è quasi tragica e i dati dicono che le nostre AST sono le migliori d’Italia.
Vediamo adesso dove sta l’inghippo tenendo presente altre due cose: le prestazioni sotto esame sono poche e sono tra quelle cui la Regione Marche sta più attenta a fare bella figura e poi non si parla delle prestazioni con codice D (Differite, che sono le prestazioni più numerose).
L’inghippo che ci fa fare involontariamente bella figura sta nel fatto che i dati si riferiscono alle sole prestazioni prenotate e non tengono conto di quelle che il CUP non ha prenotato, che sono tante. Vediamo come funzionano le cose nelle Marche: tu chiami e la prenotazione ti può essere data o meno. Se non c’è posto nelle Agende per la tua classe di priorità ti si offre un posto un po’ dopo oppure se vuoi vieni inserito in una lista di presa in carico. Dopo di che se non vieni richiamato o il CUP non riesce a contattarti la tua prescrizione non si trasforma in prenotazione e si perde e tu esci dai calcoli de Il Sole 24 Ore e dai dati della piattaforma.
In altre Regioni non è evidentemente così e la prenotazione te la danno comunque anche se fa un po’ ridere: quella che dovevi avere entro 10 giorni te la danno anche dopo diversi mesi.
I dati delle Marche vanno dunque interpretati così: se riesci a prenotare i tempi di attesa possono anche essere corti, se non riesci a prenotare… scompari.
Ma quanti sono quelli che non riescono ad avere la prenotazione? Tanti, soprattutto per alcune prestazioni come appunto le colonscopie, le Risonanze Magnetiche, le prime visite cardiologiche e le prime visite oculistiche. Il dato medio è di una prescrizione su tre (33%) che non viene fatta subito, con percentuali che si alzano di molto per alcune prestazioni come quelle appena nominate.
Ma come si fa a essere sicuri che il dato delle prescrizioni perse è alto? C’è una rilevazione ufficiale che lo dice: il monitoraggio delle Aziende Sanitarie Territoriali italiane che fa l’Agenas. Nei dati più recenti (2024) le AST delle Marche sono tra quelle che riescono a garantire meno una prenotazione delle prime visite specialistiche quando confrontate con quelle di pari dimensioni delle altre Regiioni: l’AST di Pesaro Urbino riesce a prenotarne il 64%, quella di Ancona il 66%, quella di Macerata il 55%, quella di Fermo il 54% e quella di Ascoli Piceno il 57%.
Proviamo a riassumere. Nelle Marche i dati sulle liste di attesa sembrano molto meglio di come le vivono i cittadini perché si riferiscono a chi riesce a prenotare. Per tutti gli altri (e sono tanti) o paghi o rinunci.
Lo sforzo che si sta facendo è apprezzabile, ma non lo si sta facendo nel modo giusto e soprattutto non vendiamo come gioielli preziosi perline colorate come i dati de Il Sole 24 Ore.
Spero di essere stato chiaro.




